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È operativo il bonus bebè introdotto dalla Legge di Stabilità, mancava solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo del ministero (del 27 febbraio scorso), arrivata il 10 aprile scorso. La domanda va presentata all’INPS, esclusivamente in via telematica, entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione.

La misura non scatta automaticamente, ma gli aventi diritto devono presentare specifica domanda all’INPS. Il Bonus Bebè è pari a 960 euro all’anno (80 euro al mese), oppure a 1920 euro all’anno (160 euro al mese) per ogni figlio nato o adottato dal 2015 al 2017: la diversa misura dipende dal reddito ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) della famiglia. Se è inferiore ai 7mila l’euro, il bonus bebè è pari a 1920 euro, se invece l’ISEE è superiore a 7mila euro ma sotto i 25mila euro, l’importo annuale è pari a 960 euro. Il bonus spetta fino al compimento del terzo anno oppure per i primi tre anni di adozione.

Per i bimbi nati o adottati nei primi mesi del 2015, la domanda si può presentare per 90 giorni a partire dall’entrata in vigore del decreto. Chi presenta la domanda in ritardo, riceve il Bonus Bebè a partire dal mese di presentazione della domanda, non da quello della nascita o dell’adozione (quindi, in pratica, perde le mensilità per le quali ha presentato la domanda in ritardo).

Il beneficio decade nel caso in cui la famiglia beneficiaria non rientri più nelle soglie di reddito, oppure in una serie di altri casi molto specifici (decesso, affidamento del figlio ad un’altra famiglia, decadenza dalla responsabilità genitoriali), elencati nel decreto.

L’INPS effettua mensilmente il monitoraggio delle domande accolte e del relativo costo, e interrompe l’acquisizione delle domande nel caso in cui per tre mesi consecutivi venga superato il limite di spesa previsto dalla Legge di Stabilità per il finanziamento di questa misura. La spesa stimata per il 2015 è di 202 milioni di euro, e sale a 607 per il il 2016 e 1 miliardo per il 2017 e 2018.

Hanno diritto all’assegno i cittadini italiani residenti in Italia, per ogni figlio adottato o affidato. La residenza in Italia è req1uisitio essenziale, L’assegno è usufruibile anche dai cittadini comunitari e dai cittadini di stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo residenti in Italia. Inoltre sono equiparati ai cittadini italiani i cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria.

Il genitore richiedente deve essere convivente con il figlio, cioè entrambi coabitanti ed avere dimora abituale nello stesso Comune.

Le sedi dell’Inca, dislocate su tutto il territorio nazionale, sono a disposizione per fornire informazioni e per l’inoltro della domanda in via telematica.

Articolo tratto da INCA NAZIONALE